Il 28 dicembre 1908 Reggio fu devastata da uno degli eventi più catastrofici di questo secolo che coinvolse anche Messina, un terremoto che raggiunse magnitudo 7,1 a cui seguì un maremoto che investì con onde altissime la città distruggendo, devastando e uccidendo. Basti pensare che quasi metà della popolazione messinese e circa un terzo di quella reggina trovò la morte. La ricostruzione della città fu affidata all’ingegnere De Nava che nel suo disegno urbanistico molto rigoroso progettò una citta dalla pianta squadrata con la creazione di arterie rettilinee parallele alla costa. A quel periodo risale la demolizione di parte del castello di cui furono salvate solo le due torri tuttora esistenti e quella del Duomo che, seppur danneggiato non gravemente, fu demolito e costruito ex novo. Nel 1927, in pieno periodo fascista, furono aggregati alla città 14 comuni fino ad allora autonomi: Campo Calabro, Cannitello, Cataforio, Catona, Fiumara, Gallico, Gallina, Pellaro, Podargoni, Rosalì, Salice Calabro, Sambatello, Villa San Giovanni e Villa San Giuseppe. Era il progetto della “Grande Reggio” che portò ad una notevole estensione del territorio comunale e ad una crescita della popolazione urbana che superò la soglia dei 100.000 abitanti. Durante la Seconda Guerra Mondiale Reggio fu bombardata, nel maggio del 1943, dalle forze Alleate e furono rasi al suolo i quartieri di Santa Caterina, Arangea, Tremulini e Sbarre e nello stesso anno, il 3 settembre fu occupata dalle truppe dell’ottava armata anglo-americana che vi insediarono una nuova amministrazione comunale.